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05 March 2010
MANGIAROTTI NUCLEAR

MANGIAROTTI NUCLEAR

VINCONO I LAVORATORI

IL TRIBUNALE ORDINA IL RITIRO DELLA CASSA

E IL RIENTRO DELLA COMMESSA

 

 

Il giudice del lavoro del Tribunale di Milano ha emesso oggi la sentenza sul ricorso presentato dalla Fiom di Milano contro Mangiarotti Nuclear per la disdetta degli accordi sindacali e, quindi, degli impegni assunti sul mantenimento dei livelli occupazionali e dell’attività della fabbrica di Viale Sarca.

Hanno vinto i lavoratori, che da tempo presidiano lo stabilimento.

Ha perso l’azienda che aveva deciso di spostare altrove la principale commessa in lavorazione (il prototipo per una centrale nucleare commissionato dall’americana Westinghouse), di mettere in cassa integrazione tutti i dipendenti i produzione e, quindi, di sancire la chiusura della fabbrica.

Ritiro della procedura di cassa integrazione (considerata illegittima) e immediato rientro della fondamentale lavorazione: è questo, in estrema sintesi, il contenuto della sentenza odierna.

E’ una decisione che sana una pesantissima ingiustizia – è il commento di Maria Sciancati, segretario generale della Fiom di Milano -, condanna l’arroganza di un’impresa che aveva scelto di chiudere una fabbrica senza altro motivo che il massimo profitto, da ragione ai lavoratori e alla Fiom che ha scelto da subito di stare loro accanto nella lotta la dismissione dello stabilimento di Viale Sarca.

E’ ovvio che una sentenza positiva non risolve tutti i problemi, ma è un passo importante del percorso per garantire la ripresa stabile dell’attività e per incrementarla guardando al futuro. Ora (questa è la prassi della Fiom) decideremo con i lavoratori come proseguire nell’azione per raggiungere questo obiettivo. Resta il fatto – conclude il segretario generale della Fiom di Milano – che la determinazione dei lavoratori e la convinzione con cui il sindacato sostiene le loro lotte sono la condizione indispensabile per modificare le scelte devastanti dei vertici delle aziende e dimostrare che è possibile scrivere una storia diversa da quella che le imprese, troppo spesso, cercano di imporre”.

 

 



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